Domotica e smarthome, due parole che negli ultimi anni sentiamo sempre più nominare. Ma non sono la stessa cosa. Con questo articolo cercherò di raccontarvi la differenza e quali sono i trend di mercato e le soluzioni possibili.

Cos'è la domotica?

Il termine Domotica deriva dall'unione del termine latino Domus (casa) e dal termine greco Ticos (indica le discipline di applicazione). La domotica si occupa dello studio di tecnologie mirate a migliorare la qualità della vita all'interno della propria abitazione tramite automazioni e integrazione tra impianti tecnologici ad esempio impianti di: illuminazione, riscaldamento, ventilazione, condizionamento dell’aria, ombreggiamento, sistemi di sicurezza, monitoraggio, allarmi, gestione di energia, misurazione, elettrodomestici, audio/video e molto altro. Il principio generale che sta dietro all'idea di una casa domotica è quello di automatizzare questi sistemi e farli dialogare tra di loro con il risultato ultimo di semplificare la vita dell'utente.

Gli impianti domotici connettono tra loro, tipicamente tramite bus, le apparecchiature di un edificio. Ma la domotica si trasforma in smart e smarthome quando gli si "aggancia" un'intelligenza che permetta di fare "cose" al verificarsi di "eventi".

A proposito di smart home i numeri ci segnalano una netta crescita del settore in Italia e nel mondo. Nel nostro paese, nonostante le grandi difficoltà che il 2020 ha posto per tutti, parliamo di un +35% negli ultimi due anni. Questo si traduce in un mercato smart home superiore al mezzo miliardo di Euro. Dicevamo di sentire sempre più spesso queste parole e difatti ecco che * più dell’80% dei giovani sotto i 34 anni, ma anche un buon 60% fino ai 74 dice di aver sentito parlare di smart home in Italia.

Per arrivare a questo risultato si possono percorrere molte strade. Analizzeremo nei prossimi approfondimenti le soluzioni più specifiche, oggi vi farò una panoramica sulle tre macro categorie di prodotti che possono, negli impianti domestici, trasformare la casa in smarthome.

SISTEMI A BUS

Sono i vari Bticino MyHome, Vimar by-me, KNX. Sappiate che questi sistemi sono basati su bus (una coppia di cavi che collega tutti gli apparati) sul quale passano segnali e non carichi che vengono gestiti da relè. Un impianto domotico di base non ha molte funzioni in più rispetto un impianto tradizionale. Accende luci, comanda tapparelle, regola temperature. Ma lo fa senza un collegamento predefinito tra comando ed attuatore. Vi faccio un esempio: se oggi un interruttore accende una luce domani lo stesso interruttore può essere riconfigurato per comandarne un'altra. Questo rende una casa domotica ma non smart. Se a questo bus colleghiamo un apparato capace di creare scenari e di agganciare servizi di terze parti (quello che dicevamo prima: fare "cose" al verificarsi di "eventi") abbiamo la smarthome che sarà tanto più smart quanto sarà smart questo apparato. Personalmente ho installato nel mio appartamento un impianto domotico MyHome che ho reso smart con l'installazione di Easykon for MyHome di Freedompro, che ha messo in rete la mia casa e che l'ha resa compatibile con il mondo Alexa, Google Home, Apple Homekit e IFTTT.

SISTEMI AFTER MARKET plug & play

Qui si apre un mare magnum di soluzioni, dagli interruttori connessi alle lampadine wifi passando per le testine termostatiche smart. La grande differenza con l'impianto visto sopra è che un impianto di questo tipo lavora principalmente su onde radio connettendo i vari "pezzi" via WiFi, ZigBee o protocolli wireless proprietari. Grande vantaggio quello di non necessitare di opere murarie per l'installazione e permettere di "retrofittare" appartamenti tradizionali velocemente. Lo svantaggio è la minor affidabilità e integrazione tra i vari "pezzi". Spesso servono più app per gestire i vari "pezzi" del sistema.

SISTEMI OPEN e HandMade

La nicchia della domotica smart. Ci sono apparecchi che si "attaccano" agli interruttori tradizionali, ai motori delle tapparelle che dialogano tra loro e con un "hub" in wifi (raramente via HUB). L'HUB di questi impianti solitamente è autocostruito su base Raspberry con software ad hoc che spesso bisogna personalizzare mediante righe di codice. Soluzione sicuramente economicamente vantaggiosa ma riservata davvero a una nicchia di "smanettoni" che hanno conoscenza approfondite di hardware e software. Pro la personalizzazione e l'economicità della soluzione. Contro la stabilità ed affidabilità del sistema oltre alla necessità di esperti per fare eventuali modifiche.

La mia esperienza

Personalmente utilizzo un impianto MyHome SCS di BTicino da circa 13 anni e devo dire che mi sono trovato sempre bene per quanto riguarda la funzionalità e l'affidabilità. Negli ultimi anni, però, il sistema è rimasto un po' indietro rispetto alle nuove tecnologie fossilizzandosi in quello che era quando lo acquistai 13 anni fa. Era frustrante avere un impianto domotico ma non poter usare Google Home, Apple Homekit, Amazon Alexa o i protocolli IFTTT. Cosa che facevano amici con soluzioni Plug & Play.
Ma il vantaggio di avere comunque un impianto domotico "base" di un marchio importante è che spesso ci sono aziende terze, come Freedompro, che studiano soluzioni ad Hoc per rendere smart anche impianti datati come il mio. E così è stato. Ho installato Easykon for MyHome ormai un anno fa e devo dire che sono super soddisfatto sia delle funzionalità che dell'affidabilità nel tempo.

* Secondo i dati dell’osservatorio IoT del Politecnico di Milano

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